ESCLUSIVA/ RICADE OGGI IL CENTENARIO DELLA NASCITA DI UN CONCITTADINO DIVENTATO LEGGENDA GAETANA: ANTONIO RICINIELLO, UNA VITA PER IL CALCIO GAETANO di Erasmo Lombardi (videogallery)

riciniello

Oggi, 9 ottobre 2013, ricorre il centenario della nascita di Antonio Riciniello, indiscusso simbolo calcistico-sportivo della città di Gaeta.

Quarto di otto fratelli, figlio di Cosmo e di Carmina Di Chiappari, da bambino aiuta la famiglia nella gestione dello stabilimento balneare “Serapide”, da poco edificato dal padre falegname.

Sarà proprio sugli spazi incontaminati della spiaggia di Serapo degli anni ‘20 che Antonio inizierà a tirare i primi calci, addestrando il proprio fisico scattante a quelle “acrobazie” che resteranno uno dei suoi marchi di fabbrica negli anni della pratica calcistica.

A soli 18 anni, nel 1931, dopo aver militato negli “aquilotti” Gaeta si avvicina alla neonata Polisportiva Gaeta, diventandone immediatamente uno dei punti fermi nel ruolo di terzino sinistro. Con la squadra biancorossa gioca per tutti gli anni ’30, tranne nel biennio 1935-36 e 1936-37, anni in cui la squadra non si iscrive nei principali tornei federali.

Antonio insieme ad altri calciatori della Polisportiva trova accoglienza nella vicina Fondi, per poi tornare a vestire la sua maglia del cuore nella stagione 1937-38, campionato in cui il Gaeta si laurea Campione della Provincia di Littoria nel settore propaganda.

E’ l’inizio dell’epopea del primo grande Gaeta, che l’anno seguente vince il Campionato di Seconda Divisione laziale approdando in Prima Divisione, allora quarta serie nazionale assoluta, risultato più prestigioso di sempre del sodalizio gaetano.

E’ il formidabile squadrone di Colavolpe, Riciniello, Perugini, Pampaloni, Scarpato, Fiorenzano, Arcella, Di Spigno.

Solo la guerra impedirà alla Polisportiva il meritato approdo in Serie C, obiettivo ampiamente alla portata dei “ragazzi” del mister Mazzoleni.

Con la guerra per Antonio Riciniello si apre la pagina più fulgida della sua carriera: Con la Tirrenia prima e poi come impiegato presso l’Ala Italiana (futura Alitalia), viene chiamato a far parte della forte squadra aziendale romana, che negli anni bui del conflitto partecipa al “Campionato Romano di Guerra” insieme a Roma, Lazio e alle principali compagini della Capitale.

Sarà l’occasione per Antonio di misurarsi, con onore, contro grandi campioni dell’epoca come Amadei, Krieziu, Alzani, Piola, disputando allo Stadio Flaminio accese partite contro biancocelesti e giallorossi.

Finita la guerra, con Gaeta devastata dal conflitto, con la squadra smembrata e il campo “Militare Montesecco” semidistrutto, Antonio si trasferisce a Castellammare di Stabia, dove la squadra locale ha grandi ambizioni.

Con la A.C. Stabia gioca 2 campionati in Serie C, contribuendo a gettare i semi che qualche anno dopo germoglieranno, portando i napoletani per la prima volta nella loro storia in Serie B.

Il richiamo di Gaeta e del “suo” Gaeta è però troppo forte: nella stagione 1947-48 trova modo di tornare a casa accettando un’offerta di lavoro presso i cantieri navali “Orlando”, pur di stare vicino alla sua amata creatura.

Svolge mansione di allenatore-giocatore, e sotto la sua ala protettiva e di tecnico competente nasce e si raffina il grande talento di Peppino Nuoto, che dai polverosi campi della provincia laziale presto approderà in Serie A.

Purtroppo, però, un tragico destino è dietro l’angolo.

Con la maglia biancorossa ancora addosso, accusa i primi sintomi del male che lo porta via durante una partita a Roma; dopo pochi giorni, il 29 marzo 1950, Antonio mette fine alla sua vicenda terrena. Tutta la città sfila attonita dietro al suo feretro, portato a spalla dai calciatori della Polisportiva che lo accompagnano nel suo ultimo viaggio indossando quella stessa maglia tanto amata da Antonio.

Muore a soli 36 anni l’uomo, il marito, il padre, il calciatore: nasce la leggenda.

 

                                                                                                               ERASMO LOMBARDI

“Foto archivio storico Erasmo Lombardi-Flavio Riciniello”. Ogni riproduzione, anche parziale è vietata. Erasmo Lombardi, tra l’altro è coautore del libro “Gaeta e il calcio”